mercoledì 9 marzo 2011

52esima edizione del Carnevale molfettese!

Festa perfettamente riuscita, quella della 52esima edizione del Carnevale molfettese 2011!
Fortunatamente (e direi anche stranamente!) la sfilata si è svolta in entrambi i giorni di festa, domenica 6 e martedì 8 marzo, nonostante quella pioggia del primo giorno, che ha rischiato di far "saltare" la prima esibizione.
Per l'occasione, Corso Umberto si è trasformato in un vero e proprio "fiume" di vivaci colori e di travolgente allegria, che hanno contribuito sicuramente alla buona riuscita dell'evento! Complici di ciò anche i comici Savino e Terrafino, accompagnati da Tommaso Amato e Marilena Farinola e dal gruppo di animatori Carrassi, De Gioia, La Mastra e Lucivero.

Ospite d'onore della prima serata Gianni Ciardo, di martedì Giorgio Alfieri!

Qui di seguito riporto le foto scattate martedì 8 marzo.

Il gruppo della Parrocchia San Domenico.
Il primo carro, realizzato da Gino Cantatore: "E' sempre la solita musica"


Gruppo della Parrocchia Santa Famiglia

Secondo carro, di Francesco de Candia: "Ripulite il mare"


Il gruppo dell'Oratorio Sant'Achille: "Volare si può!"


Terzo carro, del gruppo Scardigno: "Alcool e cocaina, molte vite alla rovina"


Gruppo della Parrocchia San Bernardino

Nella bianca limousine, l'ospite della serata, Giorgio Alfieri!


Il gruppo più numeroso della sfilata: ACR Sant'Achille... ben 250 cuccioli di dalmata!

Quarto carro, il primo del gruppo Centrone- Favuzzi: "Tasse e consumi... e i debiti chi li paga?"


Il gruppo della Parrocchia Cattedrale


Gruppo della scuola media San Domenico Savio


Quinto carro: "Regno dell'Agricoltura... abitiamolo con cura!"


Gruppo della Parrocchia San Pio X: un omaggio ai 150 anni dell'Unità d'Italia!


Ultimo carro: "Tutti arrostiti da re Arlecchino... il pranzo gli è servito!"




Presso la Villa Comunale, di fronte al Seminario Vescovile, il palco.

La sfilata giunge al suo termine....


Un enorme applauso và ai cartapestai, che in pochi mesi sono riusciti a realizzare questi grandi carri; complimenti a tutti i gruppi mascherati, che con la loro gioia e vitalità hanno coinvolto tutti gli spettatori!
Mi auguro che nei prossimi anni si possa sempre più migliorare e ripristinare l'antico prestigio del Carnevale molfettese.... a mio parere, siamo su un'ottima strada...!

Foto e testo di Maria Cristina Roselli

lunedì 7 marzo 2011

Tradizioni carnevalizie in declino: la corsa dell'anello e Toma

Il passaggio inesorabile del tempo lascia alcune cose e ne porta via altrettante.
Le tradizioni che ci sono giunte fino a noi sono dunque le "superstiti" del lungo corso del tempo e altre sono in ormai in fase di agonia. Uno degli obbiettivi del blog è proprio quello di ricordare le tradizioni perse e mantenere vivo quello delle esistente.
Una delle tradizioni carnevalizie di Terlizzi la cui ultima edizione si è tenuta diversi anni fa, era quella della "corsa dell'anello". Alcuni cavalieri vestiti a maschera, in sella dei propri destrieri, si sfidavano in una competizione che consisteva di cercare di centrare con uno spadino il foro di un anello appeso a mezz'aria attraverso un filo legato a due pali.
La folkloristica competizione che ha sicuramente avuto origine dalle giostre medioevali, veniva effettuata fino a qualche anno fa nel largo di via Torino. Personalmente ho avuto modo di assistere ad alcune edizioni da bambino.
A Molfetta una delle tradizioni in declino è quella di Toma, "u Toeme" (in dialetto molfettese) marito della Quarantana.
In passato, la serata del martedì grasso, i pescivendoli organizzavano una ballata carnevalesca che, partendo dalla porta della città vecchia, si snodava per le vie del borgo. Dall'Arco della Terra usciva un corteo funebre formato da uomini travestiti da lamentatrici, con veli neri sul capo, una candela in una mano e nell'altra una cordicella con dei pezzi di sughero infilati, come fosse un rosario. Uno dei pescivendoli travestito da curato, aveva in mano un libro aperto e con voce nasale pronunciava frasi in latino prive di senso intervallate da bestemmie. Seguiva un carretto trainato a mano o da un asino, su cui era disteso il cadavere di Toeme. Esso era un fantoccio di paglia con vestiti rattoppati e la testa, formata da una palla di carta di giornale accartocciato, nascosta da un cappello. Dietro al feretro venivano i parenti: la vedova Quarantana con le due comare e poi figli, fratelli, e altri che invocavano il suo nome decantandone le virtù e simulando strilli e singhiozzi.
Il corteo giungeva al borgo verso le 22 e il carretto riportato alla porta della città veniva rovesciato e e il fantoccio spogliato per poi essere bruciato sul molo.
Toma era l'allegoria del Carnevale che con le sue brevi e fasulle ore di allegria e divertimento, finiva per segnare l'inizio dell'astinenza, del digiuno e della penitenza della Quaresima. Infatti solo poche ore dopo il rogo di Toma, dalla chiesa del Purgatorio si snoda la processione della Croce con l'Arciconfraternita della Morte.



Testo di Francesco De Nicolo
Foto tratte da un giornale locale

sabato 5 marzo 2011

Foto della Madonna di Costaninopoli 2011

Ecco le foto scattate nella chiesa della Madonna di Costantinopoli a Terlizzi durante il triduo

Alcune piccole illuminazioni in via Vittorio Veneto e Via Gioacchino Gesmundo

la chiesa della Madonna di Costantinopoli


lo stendardo dell'estinta confraternita della Madonna di Costantinopoli

la statua in legno policromo della Madonna di Costantinopoli realizzata da Giuseppe Volpe

Foto di Francesco De Nicolo

mercoledì 2 marzo 2011

Le maschere di Carnevale a Terlizzi

In occasione del carnevale le scuole di Terlizzi hanno organizzato una sfilata in maschera.
Per ricordare il 150° dell'Unità d'Italia, i bambini hanno indossato vestiti ottocenteschi, camice rosse imitando un gruppo di carbonari che con fucili e armi bianche era pronta a lottare contro lo straniero.






Riferimento è stato fatto anche all'immenso patromonio artistico e culturale dell'Italia.




Foto e testo di Francesco De Nicolo

martedì 1 marzo 2011

Il busto di S. Corrado susciterebbe freddezza e discacco


Tra le colonne di "Il fatto", mensile gratuito di informazione della città di Molfetta, ho letto un articolo provocatorio che vorrei condividere con voi in modo da aprire una discussione a proposito, magari aprendo anche un sondaggio.

Il tema trattato è quello della festività di San Corrado di Baviera.
Riferendosi alla festa del 9 febbraio il giornalista scrive che"all'infuori di studenti, genitori, insegnanti, dipendenti comunali e pochi devoti, se non si fossero uditi al mattino i botti di alcuni spari, altri non se ne sarebbero accorti.
Per la circostanza l'autore ha fatto un giro per la città per cogliere delle riflessioni ed è emerso che "San Corrado è quasi dimenticato come patrono, si preferisce festeggiare la Madonna dei Martiri (ndr fatto abbastanza risaputo)"; qualcun altro ha detto: "il Busto di San Corrado non mi affascina, è piccolo, senza arti, trasmette distacco, freddezza. Non sarebbe ora di forgiare una nuova statua che raffiguri il nostro santo secondo i dati forniti dalla storia?".
Trovo il commento lasciato da questo cittadino molfettese molto triste e per alcuni versi offensivo e autolesionistico ma probabilmente è un commento che rispecchia il pensiero di molta gente.
L'esperienza testimonia che il bel simulacro del santo o il tempio di culto ricco di arte e storia è un aiuto ad accrescere la fede. 
Allora si può imputare il declino di un culto ad una statua o ad un busto? Può la statua di un Santo suscitare freddezza e distacco?
Un modugnese lo scorso anno ha detto: "Se voi molfettesi non ci tenete più a San Corrado lasciate di notte le porte aperte della Cattedrale e noi lo veniamo a riprendere."

Penso siano superflui commenti.


Terlizzi vive una situazione quasi analoga a quella di Molfetta con il proprio Patrono San Michele, solo che nella città dei fiori il culto verso l'Arcangelo è stata de sempre limitata alle sole celebrazioni religiose anche perché San Michele viene portato trionfalmente in processione insieme alla Madonna di Sovereto sul Carro Trionfale e perché la festività dell'Arcangelo Michele (29 settembre) è molto vicina alla festa patronale della Madonna del Rosario.

Cosa si potrebbe fare per riavvivare il culto in discesa del monaco di Baviera è un tema molto delicato a cui molti hanno tantato invano una soluzione.
Quel che è certo è che non sarà una nuova statua a segnare una inversione di tendenza.
San Corrado è anche Patrono della diocesi, e a mio parere la strada da percorrere per rinverdire la devozione è quella di coinvolgere l'intera diocesi alla festa con il pellegrinaggio delle Sacre ossa
nelle altre tre città e con momenti di preghiera collettiva.
Siete invitati a dire la vostra, siamo qui per discutere.

Testo di Francesco De Nicolo
Foto di Maria Cristina Roselli
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